Descrizione
Per quattro anni il narratore ha creduto che Micah Vale fosse morto. Erano rimasti chiusi insieme in una stanza, lui ventiduenne e Micah appena diciassettenne, e aveva fatto di tutto per tenerlo in vita prima che li separassero. Ora Micah ha ventun anni, è tagliente, ostinato e capace di vedere oltre ogni difesa che l’altro ha eretto da quell’esperienza.
Le cicatrici non sono scomparse, né gli incubi. Avvicinarsi sarebbe un rischio, eppure nessuno dei due riesce a stare lontano. Nel romanzo la fiducia si negozia passo dopo passo, tra limiti da stabilire e un’intimità che diventa via via più pericolosa. L’autore ricorda però che l’amore da solo non cura tutto, e che non si può passare la vita a salvare l’altro.
I segni che portiamo è rivolto esclusivamente a lettori adulti, con temi di trauma condiviso, hurt/comfort e dinamiche di potere consensuali, e contiene scene esplicite. Con oltre settecento pagine, è una lettura lunga e immersiva, adatta a chi ama le storie lente in cui il legame cresce gradualmente.
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